San Felice Vescovo e Martire
La storia
La chiesa parrocchiale di San Felice sul Panaro si affaccia sulla principale piazza della cittadina. Di essa si hanno notizie sin dal 1038, in cui documenti testimoniano la presenza di una pieve locale, confermata anche nel 1291.
Le sue vicende architettoniche sono spesso legate all'alternanza di lunghi momenti di rovina ed abbandono e successivi restauri o ricostruzioni. Si data alla fine del XIV secolo una prima fase di rovina che durerà circa un secolo alla quale seguirà una proposta di riedificazione nel 1499. A questa fase di rinnovamento risale la presenza dell'importante Trittico raffigurante l'Incoronazione di Maria, Pietà, Ss. felice e Geminiano di Bernardino Loschi (1500). Un secondo momento di importanti lavori risale al 1588, in cui, a seguito di un generale stato di rovina, la comunità chiede al vescovo di Modena il permesso di poter ingrandire la parrocchiale. I lavori proseguono per molti anni, durante i quali si accavallano diverse problematiche legate all'erezione del campanile (1611). Una terza fase di importanti lavori si data al 1689, a cura dell'architetto ducale Pietro Piazza. Varie vicissitudini strutturali coinvolgono la chiesa ed il campanile fino alla ricostruzione degli anni 1951-52 dovuta ai bombardamenti subiti durante la guerra. Attualmente l'impianto planimetrico consta di una navata unica con otto altari.
Il post sisma
Gravissimi i danni alla chiesa di San Felice Vescovo: sono infatti crollati la parte alta della facciata, tutta la copertura, gran parte dei muri perimetrali dell’edificio ed è collassato interamente anche il campanile.
Le prime opere di messa in sicurezza hanno comportato lo smontaggio in modo controllato di tutte le parti sconnesse e pericolanti e la messa in opera dei puntellamenti necessari per evitare ulteriori crolli.
Successivamente si è proceduto con la rimozione, lo stoccaggio e la selezione delle macerie e, dall’estate 2013, con operazioni eseguite dai Vigili del Fuoco, sono stati intrapresi interventi per la messa in sicurezza delle strutture murarie superstiti.
Nonostante il grave stato in cui si trova la chiesa, la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia Romagna e l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia hanno attivato un protocollo di intesa per attività sul patrimonio culturale emiliano, che prevede una collaborazione di studio mirata ad effettuare tutti gli studi e le indagini necessari alla definizione del futuro della chiesa di San Felice.